PSICOLOGIA, SGASSATE, TRATTENUTE, BEL GIOCO E CORAZZATE

 

 

 

L'Arezzo con la vittoria casalinga ottenuta contro il Renate si insedia al terzo posto in classifica, dietro ad Alessandria e Cremonese.

 

Una vittoria netta, una risposta chiara e netta alle vicissitudini di Livorno, la quinta vittoria consecutiva al Città di Arezzo ci ha chiaramente detto che questo gruppo ha ampi margini di miglioramento, ma già ora deve essere guardato con rispetto e timore dalle nostre avversarie.

 

A volte si tende a sminuire la vittoria addebitando percentuali alte alla scarsezza dell'avversario.

 

In effetti il Renate non ha quasi mai impensierito gli amaranto, il risultato non e' mai stato in discussione, ma la squadra di Mister Foschi si presentava in terra aretina forte dei suoi 17 punti, un ruolino esterno non proprio esaltante se guardato con approssimazione, dato che veniva da due trasferte in cui la sconfitta era avvenuta su rigore e nei minuti finali.

 

Merito quindi agli uomini di mister Sottili che hanno disputato, domenica la più bella partita casalinga pari solo al primo tempo contro il Como.

 

Un uomo su tutti Arthur Kevin Yamga, una show in cui ha messo in mostra tutte le sue qualità, corsa, progressione, dribbling, tecnica di base superiore alla media.

 

Un giocatore imprendibili che ha messo alla berlina i difensori neroazzurri costretti a rincorrerlo, trattenerlo, cercare di fermarlo in tutti i modi possibili senza quasi mai riuscirci e costringere Cincilla ad abbatterlo in area con il conseguente rigore.

 

L'arma principale di questo Arezzo sono gli esterni offensivi; se girano a mille la manovra offensiva amaranto assume livelli di pericolosità altissimi.

 

E così insieme a Yamga, domenica sul, lato opposto Arcidiacono giocava la sua migliore partita in maglia amaranto.

 

Una partita di sostanza, fatta di tanta corsa, tante ficcanti percussioni, utile anche in fase difensiva e poi, se non bastasse, un assist al bacio che manda in gol Polidori ed un tiro chirurgico con cui colpisce un palo clamoroso.

 

A dieci minuti dalla fine Mister Sottili lo richiama in panchina, lui esce contrariato, ed io dico, giustamente.

 

In quel momento Sottili avrebbe dovuto svestire l'abito del tecnico e vestire quello dello psicologo.

 

Dopo una partita del genere, con la vittoria ormai in pugno, a Pietro doveva essere data la possibilità di finire la gara e ricevere gli applausi e presentarsi assieme ai compagni per condividere la festa sotto la Minghelli.

 

Adesso fari puntati sulla trasferta di Pistoia, sull'ennesimo esodo della tifoseria amaranto con il "rischio" che lo stadio di Pistoia diventi una succursale del Città di Arezzo.

 

L'Alessandria sembra una irraggiungibile corazzata, ma non dobbiamo mollare, dobbiamo cercare, di rimanerne sulla scia, perché' la storia ci racconta di corazzate colpite ed affondate...e se dovesse succedere, non dovremo avere rimorsi o rimpianti.

 

 

Riccardo Bonelli





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