La Tragicronaca

Nel pomeriggio del sabato 11 aprile l’Arezzo affronta la non temibile compagine della Cremonese, squadra monocorde e pletorica, riemersa recentemente dai bassifondi della classifica grazie ad una stucchevole serie di occasionali vittorie consecutive.

Il match si è giocato in HD nello stadio comunale di Arezzo (che si vocifera dopo le prossime elezioni si chiamerà “Imperiale” o “Augusteo”) di fronte 1300 spettatori circa, con una Curva Sud particolarmente vogliosa di vedere la vittoria. Folta anche la rappresentanza dei tifosi ospiti, una quarantina circa, tutti soggetti molto pericolosi: ci sono addetti al recupero creditizio, esperti di web marketing, politicanti, benzinai latinisti, casalinghe ingrifate. La questura era stata messa in preallarme già in settimana.

I padroni di casa si schierano con un 3-5-1-1 a trazione interiore: difesa imperniata su Panariello (sempre fra i migliori), poi Franchino e Sabatino sulle fasce, centrocampo arrembante con Gambadori in mezzo a troncare avversari e far ripartire il gioco, mentre davanti opera la coppia Yeisien e Montini.

Gli ospiti vengono schierati dall’allenatore Mister Bean con un modulo quasi speculare (3-5-2), in maglia completamente bianca a sottili righe grigie e rosse alternate, fuseaux fosforescenti stile Samantha Fox, scarpette in pelle sintetica con tacchetti platinati.

Arbitro del match Fra Tazio da Cerveteri, uomo dal passato drammatico: negli anni ’70 era fidanzato con una giovane attrice bionda di origine ungherese, di cui era innamorato perso. La giovane attrice bionda, negli anni, però fece grande carriera in alcuni ruoli spinti e quindi scivolò sempre più nell’hard: si chiamava Cicciolina. L’uomo nel 1981 si ritirò in convento e, per maggiore penitenza, si dette all’arbitraggio calcistico.

Quando lo sommergono di fischi, fra di sé pensa “mi sta bene” e quindi scaglia irripetibili epiteti in lingua magiara. Per il resto affoga l’esistenza nell’alcool.

La partita inizia con un ritmo latino americano da ultima spiaggia: la Cremonese azzarda timidi passaggi laterali attenta a non scoprirsi troppo, mentre i padroni di casa si rinchiudono a testuggine andando immediatamente in affanno fisico, come neanche Enzo Maiorca dopo un’immersione di dodici ore nel Pacifico. Quando mister Capuano si sente dire da qualche giocatore, già al secondo minuto del primo tempo, “non ce la faccio più”, l’allenatore capisce che la gara si presenta difficile.

Per una ventina di minuti non ci sono conclusioni degne di nota, poi arrivano un paio di quasi occasioni per parte: al 20° Benassi è bravo a parare un tiro dal limite del più attivo dei cremonesi, Ciccone, mentre tre minuti dopo arriva una bella girata in area di Yaisien su cross rasoterra di Sabatino. In quest’ultima azione è bravo a respingere il portiere grigiorosso, Katanga, guardone di lunga esperienza alle cascine: quasi nulla impegnato in campo, ha tempo e modo di dedicarsi ai giornaletti porno e quindi al suo hobby manuale preferito (forse anche troppo, alla fine terminerà l’incontro totalmente stremato).

Al 34° c’è un sussulto, avviene il primo cambio della partita: per la Cremonese entra Moroni ed esce Di Francesco, che deve andare a finire i compiti a casa, altrimenti verrà bocciato per l’ennesima volta alle elementari. Al 40° c’è un tentativo di Cucciniello con un pallonetto, poi non avviene più nulla. Mentre la gente chatta con gli smartphone, parla di ripresa economica, o cerca il modo di installare una parabola di Sky da qualche parte, l’arbitro Fra Tazio chiude il primo tempo.

La ripresa si apre assonnata come una siesta messicana al meriggio, poi prosegue con una girandola di cambi degli allenatori che non sanno come perdere tempo. Gli ultras amaranto provano ad incitare la squadra facendo perno su tutto il repertorio prodotto dal 1965 in avanti, con grande ardore, ma vanamente. Il live comunque viene apprezzato nelle colline e si dice che ci sia una grossa etichetta major intenzionata a farne un cd.

Mister Capuano da par suo vorrebbe provare a vincere, si agita, dà indicazioni con tutte e sei le braccia, poi in un tentativo estremo, cambia volto alla squadra proponendo tre giocatori offensivi: insieme a Yaisien mette dentro Testardi e Erpen (entrati al posto di Montini e Cucciniello). Non arriva nulla di buono, anzi al 66° minuto viene meno anche quello che pareva il tipico pareggio di fine campionato: l’Arezzo in difesa azzarda un passaggio orizzontale di troppo, Crescenzi si trova il pallone fra i piedi, ma pressato da Moroni lo perde. L’ala grigiorossa arriva sul fondo e mette in mezzo per Brighenti che stoppa la sfera, di slancio supera un difensore, e quindi butta in rete.

I locali, trafitti in modo inesorabile, vorrebbero provare a pareggiare, ma l’assedio è nullo, le residue energie non sono sufficienti nemmeno a giungere all’area avversaria. Il gol diventa un’impresa disperata come attraversare un deserto australiano senza acqua potabile e con un serial killer alle calcagna.

L’allenatore della Cremonese da par suo, cercando di portare a casa la vittoria, distrae l’arbitro con una serie di polemiche inutili sullo spiritualismo trascendentale nella cultura ottomana del XVI secolo. Nel finale viene espulso anche il terzino amaranto Crescenzi, che prende la seconda ammonizione, per un fallo su Moroni lanciato in ripartenza. L’arbitro rigorosissimo, viene sommerso dai fischi impietosi della gente.

Qualche minuto dopo, bisognoso di autoflagellarsi, fischia la fine della gara (che quindi termina 1-0 per gli ospiti) e si getta negli spogliatoi per infliggersi tredici ore filate di terribili sofferenze con strumenti di tortura medievale, dopo ovviamente aver fatto la doccia con l’acido muriatico.

Nel dopogara Mister Bean è talmente euforico del risultato da rilasciare dichiarazioni anche alla BBC (che poi inserirà in un documentario sulle stranezze umane); estremamente sintetica, invece, è la conferenza di Capuano, che per questa volta non ha voluto concedersi il sigaro e ha evitato ogni accenno polemico.

Luca Innocenti





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