Arezzo - Alessandria... la tragicronaca!

Partita di cartello al Comunale dove l’Arezzo sfida la capolista del campionato, l’Alessandria, formazione pluridecorata e reduce da ben 153 vittorie consecutive in trasferta (gare di beach soccer e tornei di briscola inclusi). La disputa ludico guerriera avviene la domenica mattina, in una clima freddo ma abbastanza sereno, sul finire dell’inverno del ‘15.
Gli spettatori ci sono: molti i giovani, poi qualche anziano, un paio di cubiste e una ventina di entusiasti giapponesi che, truffati dall’agenzia di viaggio, sono convinti di assistere a Barcelona – Athletic Bilbao.

Arbitro del match il nobile prussiano Ivan Vlad Romanoff II°, gran duca di Pomerania, principe di Brandeburgo, croce di ferro della prima guerra mondiale: in sella al suo destriero, con un gesto plateale della mano destra, alle 11 in punto, dà il via al conflitto.
Subito l’Alessandria, sospinto dal solito maestrale infernale che spira sullo stadio, si lancia in un assalto all’arma bianca costringendo l’Arezzo sulla difensiva.
Gli ospiti, appaiono tecnicamente all’altezza della loro fama: vestono bardati con un giubbotto antiproiettile completamente grigio, stivali scuri, parastinchi in plutonio ed elmetto gotico.
Di contro l’Arezzo – in elegante completo amaranto satinato, scarpe a molla, airbag laterale e park assist - rinserra i ranghi con un modulo 3-5-2 fortificato, scacciando gli assalti avversari a colpi di mazze chiodate. Al 7° minuto arriva il primo tiro sulle colline degli ospiti: è opera dell’attaccante Vitofrancesco, giocatore in realtà composto da due gemelli monozigoti appiccicati: conta per uno, così ha deliberato la Fifa, pur avendo tre gambe e due teste. Al 21° va in leggero affanno Benassi che smanaccia un insidioso cross proveniente dalla fascia sinistra.
Al 27° viene ammonito Sabatino, e un minuto dopo c’è un’altra iniziativa perigliosa dell’Alessandria: passaggio di Marconi a Rantier che restituisce dentro l’area al compagno; Marconi colpisce di testa ma, infastidito da un piccione che vola nell’aere senza mutande, indirizza malamente poco sopra la traversa. Il primo tempo si chiude senza altre emozioni, l’Arezzo ha dimostrato di saperci fare con le migliori del campionato e, anche in questo caso, ha preso bene le misure agli avversari, disinnescando sul nascere ogni loro iniziativa.

Gli aretini volano in campo sospinti dal furore tattico agonistico del tecnico Capuano, seguito fedelmente come fosse un antico profeta o un procacciatore di ninfomani. Dopo un frugale spuntino e una veloce caccia alla volpe, il signor Romanoff II° decide che si può procedere con il secondo tempo, anche perché nel pomeriggio ha un summit con l’ambasciatore di Malta e in notturna una riunione massonica nella Loggia Montecarlo.
Al cambio di campo il vento avvantaggia leggermente l’Arezzo, che ora trova delle buone azioni e si fa più propositiva: Montini e Yaisien, in sella a due Ducati Monster 1200, sono bravi a tenere palla in avanti e, quando supportati dai compagni, creano lo scompiglio nelle difesa avversaria. L’Alessandria sostituisce dapprima Marconi, che esce in mezzo a un lancio di uova marce e verdura (il giocatore prima della gara si era avventurato in una serie di dichiarazioni alquanto bizzarre, affermando di aver vinto i mondiali del ’78, la coppa Uefa nel 1984 e infine di aver girato un film con Silvester Stallone e Pelè); poi entra Iunco al posto del numero 7 Spighi, scomparso in una folata di vento. Al 59° veloce ripartenza dell’Arezzo: Yaisien innesca Montini dentro l’area, la sua conclusione è rimpallata, ma la sfera torna a Yeisien che da fuori si coordina e tira sotto l’incrocio: Nordi riesce a respingere tramite l’unghia non tagliata del dito medio della mano destra.

E’ maturo però il vantaggio per l’Arezzo. Siamo circa al 51°, l’aria è tersa, il vento è improvvisamente calato, nel cielo si staglia minacciosa una nube tossica: calcio d’angolo battuto da Carcione con effetto boomerang ruotativo ignorante, Guidi incuneatosi dentro l’area devia il pallone con la zucca, quel tanto che basta per indirizzarlo all’angolino opposto, imparabile per Nordi che affonda mestamente nelle sabbie mobili. L’1-0 dà vigore agli amaranto che continuano ad assaltare i grigi avversari cercando il colpo del ko definitivo. Al 55° l’Arezzo propone una ripartenza rugbistica, la palla dalla fascia destra gira velocemente e arriva nell’out di sinistra, dove c’è Sabatino lanciato in diagonale dentro l’area di rigore: il suo tiro finisce sull’esterno della rete dando l’illusione ottica del gol a mezzo stadio che esulta a vuoto.

L’Arezzo continua ad attaccare con rapide incursioni laterali e cambi di gioco repentini, dimostrando brillantezza e grinta; l’allenatore dell’Alessandria, Luca D’Angelo, affranto in panchina non sa che esci pigliare, rimpiange i vecchi tempi quando faceva una vita semplice e serena, e la domenica la passava pescando carpe in Abruzzo. I piemontesi provano comunque a raddrizzare le sorti del match, in particolare per le iniziative dei nuovi entrati, soprattutto Iunco (che in realtà è un ex calciatore vampiro della Cecoslovacchia degli anni Sessanta).
La sorte cinica e beffarda gli dà una grossa mano: al 77° Sosa butta un pallone lungo dentro l’area dell’Arezzo, Morero svirgola l’impatto con la sfera che, con una strana traiettoria, evita 32 difensori amaranto e ballonzola verso Mezavilla, solitario e distratto. Il pedatore stava passeggiando in cerca di margherite, ma si ritrova il cuoio fra i piedi a due metri dalla porta e realizza l’1-1.

L’arbitro vorrebbe annullare per eccesso di antiesteticità, ma le nuove disposizioni l’Uefa non sono ancora in vigore, e quindi viene convalidata la marcatura fra le proteste di Giampiero Mughini. L’Arezzo accusa un po’ il colpo, finisce un po’ in affanno e gli avversari hanno ancora un paio di occasioni: c’è dapprima un gol annullato a Rantier per fuorigioco, poi a cinque minuti dalla fine una furibonda mischia dentro l’area di rigore dell’Arezzo dove 27 gambe, 14 teste, 8 schiene e una proboscide si contendono il pallone in 13 centimetri quadri.
Dopo qualche cambio e qualche interruzione di gioco si conclude la gara, con un risultato che in qualche modo accontenta entrambe le compagini. Nel dopo gara veloce conferenza stampa, con i due tecnici soddisfatti che pensano al futuro, mentre Ivan Vlad Romanoff II° ha anche il tempo per passeggiare quindicina di minuti con la contessina Oniria, la sua fidanzata occulta.

Luca Innocenti





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