Riviviamo Arezzo-Pavia

Partita di cartello al Comunale con la sorprendente Arezzo che ospita il Pavia, capolista in campionato e compagine estremamente perniciosa da affrontare. I padroni di casa, in completo amaranto, propongono il collaudato modulo 3-5-1-1 di tecnica e di sostanza, che vede in avanti Yaisien e Montini a cercare varchi nella difesa dei colossi longobardi (i quali sono bardati con tute mimetiche, giubbotti antiproiettile e anfibi militari). Come arbitro si esibisce il signor Cifelli di Campobasso, chiamato “Filini” dagli amici, perché normalmente è uso portare grossi occhialoni tipo tartaruga (e quando non li mette ci vede come Ray Charles chiuso in una caverna).

Tempo sereno, spettatori abbastanza, campo da gioco fintamente perfetto e comunque funestato da un terrificante vento caucasico che soffia da nord con folate tipo glaciazione pleistocenica. Gli spettatori dell’Arezzo sono abbastanza coperti in tribuna e nella curva Sud, mentre gli ospiti del Pavia sono lasciati ibernare in cima alla curva Nord, in un angolo che ha la sfiga di essere anche chilometricamente lontano dal campo da gioco.
Il Pavia inizia il match con piglio da battaglia campale e nei primi quindici minuti stringe d’assedio gli amaranto, che da par loro si barricano dietro, con umiltà e abnegazione. Dopo appena 3 minuti Ferretti, grazie a un rimpallo favorevole, si ritrova libero in area di rigore, preso da eccesso di foga, però, il giovane centravanti pavese calcia male e manda la sfera alta sulle colline. Il cuoio viene trovato in zona Poti dalla signora Meacci che lo vende prontamente su eBay a 60 euro.

Al 10° minuto Panariello, posizionato sulla propria trequarti sinistra, sbaglia il disimpegno, viene saltato da Ferretti, il pallone va a Soncin che tira in diagonale e impegna Benassi, bravo a deviare fuori con la punta delle dita. Mister Capuano soffre come una bestia nelle azioni del Pavia, sbraita, si indigna, si costerna, ribolle come un geyser lituano, ma alla fine indica le giuste contromosse: chiede l’immediata pressione sui ruvidi difensori pavesi (che disimpegnano legnosamente in palleggio come i difensori del Bristol City del 1922) e sul centrocampista Pederzoli, dai cui piedi partono quasi tutte le manovre di gioco. A quest’ultimo compito ci penserà in particolare Yaisien, abile a zompare sull’avversario improvvisamente, apparendo da una botola nascosta o mimetizzandosi con il terreno di gioco.

L’Arezzo migliora gradualmente, anche se patisce il vento, in particolare nei rinvii dal fondo che ritornano inesorabili indietro come un boomerang. Al 25° arriva la prima ammonizione, che avrebbe dovuto essere ai danni di Carcione (il numero “5”), per un fallo al limite dell’area di rigore. L’arbitro però segna incomprensibilmente nel taccuino un “2” (in seguito, di fronte a Blatter, il direttore di gioco, umiliatissimo, sosterrà che lo scarabocchio fosse “47”, quindi un punto interrogativo, e infine l’autografo di Claudio Villa).
Al 30° pericolosa incursione dell’Arezzo che si staglia in area avversaria con Yaisien e Panariello, poi al 31° il fattaccio: viene ammonito di nuovo Carcione. Non arriva il rosso, lo nota mezzo stadio, e quindi il calciatore ringrazia l’arbitro stringendogli la mano più volte, in un eccesso di euforia per lo scampato pericolo. Cifelli non capisce e, stranito per l’insolita reazione, propende per l’ipotesi che questo Carcione abbia davvero uno spiccato senso del fair play.

La partita prosegue equilibrata e ben giocata: l’Arezzo è compatta dietro come la corazza di soldato macedone, il Pavia vuol vincere a tutti i costi, ma va in affanno nei disimpegni difensivi, un po’ a causa del vento, molto per l’abilità avversaria. Al 44° minuto circa l’Arezzo segna: lancio di Dettori sulla fascia sinistra, Ghiringhelli, appostato dentro la propria area, copre il pallone e di testa cerca di cedere al proprio portiere. Qui manca decisamente l’impatto con la sfera, franando pure a terra dopo una semi-piroetta stile Heather Parisi; nel mentre Yaisien ne approfitta, raccatta lesto e di destro trafigge il portiere nemico con una freddezza da pistolero del far west. 1-0.

Al riposo i tifosi invadono il bar per prendersi il caffè e inveire sull’arbitro. Nella ripresa le due squadre rientrano in campo con propositi bellici: il Pavia vuol ribaltare il risultato, il trainer Maspero fa entrare Carraro al posto del poco brillante Corvesi, vuole più efficacia e soprattutto meno errori in avanti. L’Arezzo stringe i denti e Capuano chiede ai suoi di respingere gli attacchi avversari in ogni modo, anche a colpi di badile. Per i primi venti minuti giocano un po’ meglio gli amaranto, che non concretizzano alcune ripartenze per errori nell’ultimo passaggio o per sfortuna. Poi lentamente la fatica e la veemenza avversaria si fanno sentire e prendono il sopravvento i longobardi, che quindi cingono d’assedio armato l’area dei padroni di casa. Il Pavia però difetta di mira e di fantasia: le occasioni più pericolose sono le palle inattive, in particolare i calci di punizione che Cifelli concede, a volte, in maniera improvvisata. Al 72°, proprio su tiro piazzato dal limite di Pederzoli, Benassi è bravo a respingere di pugno, poi il portiere si ripete con mestiere al 78° uscendo coraggiosamente in mezzo a una terrificante mischia. Il Pavia non riesce a sfondare, cerca di prendersi carico della squadra il capitano Soncin, che infatti vanta un tiro al fulmicotone e un passato glorioso: in oltre vent’anni di carriera ha militato in 68 squadre diverse tra cui Fiorentina, Atalanta, Ascoli, Padova, Venezia, Torpedo Minsk, Circo Togni e Team Polti (con quest’ultima in realtà ha disputato un Giro d’Italia nel 1998, poi ha licenziato il suo manager). L’attaccante pavese tenta la conclusione di potenza dapprima all’80° e poi ancora all’83°: il primo pallone viene rinvenuto in zona Tortaia, il secondo sfila poderoso verso la Valdichiana sud occidentale.

Al 91° i longobardi, nel primo dei sei minuti di recupero concessi, riescono però a pareggiare. Cogliati (anch’esso entrato nel secondo tempo) parte palla al piede dalla propria metà campo: ululando in aramaico, si scaglia centrale con ferocia verso l’area dell’Arezzo, tremendamente incazzato per essere stato messo in panca da Maspero; i difensori amaranto tardivamente gli si gettano contro, in un corpo a corpo comunque terrificante. Il centrocampista, nel putiferio di ossa scassate, cade a terra, e di tibia, in qualche modo, riesce a concludere sparacchiando fuori. Cifelli decreta lo stesso la punizione dal limite. Batte Carraro, anch’esso alterato per essere stato escluso dai titolari, e la sua esecuzione è perfetta: la sfera va ad infilarsi sotto il sette, imparabile per Benassi. 1-1. Il punteggio rimane invariato anche negli ultimi spezzoni di gioco. A fine gara Capuano va sotto la curva ad applaudire i tifosi dell’Arezzo, applaudito a sua volta per il bel campionato che sta facendo. Allo stesso modo, per festeggiare l’avvenuto pareggio finale, i giocatori del Pavia vanno sotto la curva dai propri tifosi, una sessantina a inizio gara, poi diventati molti meno. Gli ultras ospiti, quelli in pratica sopravvissuti all’assideramento, azzardano una timida esultanza.
 

Luca Innocenti





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