Rapporto tra tifoso aretino e i bar dello Stadio dagli anni settanta ad oggi

Trattato semiserio uscito dalla mente di un tifoso amaranto, assalito dall'euforia del triplete.

Il bar del comunale, anzi i bar, dato che ogni settore dello stadio ne erano provvisti è sempre stato un elemento necessario per tutti i tifosi, dato che avevano tutto il necessario. Diciamo il kit di sopravvivenza prima, durante e dopo la partita del nostro Arezzo
Una volta non c'erano tante restrizioni, lattine, bottigliette con tappo, borghetti nella classica confezione, e di gente ne veniva il triplo di ora.
Arrivavi allo stadio e passavi dal bar per fare rifornimento; caffè da consumarsi subito e poi acqua o bibita e poi noccioline, semi salati e addormenta-suocere, tutti confezionati allo stesso modo. Un sacchetto lungo lungo, ma proprio lungo e stretto, stretto, ma proprio stretto.
Istruzioni per l'uso; il sacchetto per aprirlo era davvero una dannazione e l'unico modo possibile era quello di addentarlo e strappare la protezione che altro non era che un maledettissimo pezzo di scotch, che tanto bastava per sigillare in maniera assolutamente infallibile il sacchetto e minare la salute della tua dentatura.
Una volta aperto, le prime due noccioline erano facili da prendere, ma andando avanti cominciava il difficile; avevano accesso al sacchetto, massimo due dita, non di più e prendere le noccioline seguenti diventava sempre più complicato e dovevi aiutarti con l'altra mano che spingeva le noccioline dal basso verso l'altro.
Stesso dicasi per i semi salati che erano estenuanti, non finivano mai e alla fine ti stufavi di sbucciarli e li mangiavi interi, salatissimi, e come non poteva essere altrimenti; svuotato il sacchetto in fondo rimaneva una manciata di sale; i più sfortunati, sopra pensiero si rovesciavano il sacchetto oramai quasi vuoto in bocca, dato che era impossibile raggiungere gli ultimi, maledettissimi semi di zucca e si ritrovavano come quando, al mare, aprivi la bocca sott'acqua.
Comunque, che fossero semi, noccioline o addormenta-suocere, ti mettevi a sedere al tuo posto e cominciavi a ruminare, tutti come scoiattoli, gote gonfie e mandibole sempre in movimento, per terra un casino indicibile che, quando te ne accorgevi, con nonchalance, cercavi con il piede di spostare il tutto a destra o sinistra, non sapendo che tutti facevano la stessa cosa.
Che poi, la tensione saliva a tal punto che se l'Arezzo segnava, il boato equivaleva, ad una grandinata in campo.
Che poi, lo stadio poteva anche essere luogo di incontri, vedevi una bella ragazza, ti ci sedevi accanto, lei ti fa un sorriso, tu corrispondi e lei si alza e se ne va schifata e ti chiedi dove hai fallito.
Guardati allo specchio e capirai; il tuo sorriso metteva in mostra dei denti rossi per le buccine delle noccioline, verdi per i rimasugli dei semi salati e se avevi mangiato anche le addormenta-suocere, bhe, meglio stendere un pietoso velo.
Le patatine meritavano un discorso a parte; erano unte all'inverosimile e dopo averle mangiate, dato che a quei tempi si usava la brillantina per tenere i capelli a posto, insomma alcuni non avevano la brillantina in testa.
Ma il bello veniva alla fine del primo tempo; avevi quindici minuti scarsi per fare rifornimento; tutti si catapultavano verso il bar con scorse sfrenate; e qui assistevamo alla migliore rappresentazione di Sodoma e Gomorra.
I primi che arrivavano davanti al bancone potevano ritenersi fortunati? Forse dato che in quella bolgia dantesca i primi ricevevano una spinta dal basso verso l’alto della fila di dietro e così via, insomma prendevano e basta.
Gli ultimi, sfortunati? forse, dato che non ricevevano spinte ma spingevano...spingevano eccome!!
E avete mai visto una donna in quelle ammucchiate? quale marito o fidanzato avrebbe mandato la propria moglie o la propria compagna in quella situazione? Ogni tanto, effettivamente qualche donna la si vedeva, ma di solito erano le suocere che i tifosi mandavano al bar.
Ma era tutto un altro mondo; adesso l'acqua o le bibite te le servono in dei bicchieroni tanto grandi quanto fragili. Il primo pericolo e quando li afferri, una stretta leggermente superiore al normale e ti si apre una crepa che arrivato al tuo posto il bicchiere si è svuotato quasi del tutto.
Se invece sei riuscito a prendere il bicchiere intatto, devi girarti e sperare che quelli di dietro ti facciano spazio per passare. Illuso, nessuno si sposta, per non perdere il turno e allora sono gomitate, spintoni ed anche in questo caso il bicchiere risulterà sempre mezzo vuoto.
Se sei riuscito a rimanere indenne ai due casi menzionati e riesci a portarti il trofeo nella tua postazione, tranquillo, dopo il primo sorso, posi il bicchiere per terra e, evento matematico e scientificamente provato, nell'arco di cinque minuti, o al primo fischio contro l'Arezzo da parte dell'arbitro, la fine della tua bibita è segnata.
Il Borgetti nel bicchierino di plastica è l'ultimo soppruso al quale non riesco a dare una spiegazione logica; privare l'essere umano aretino di un simbolo dello stato di tifoso doc è inammissibile ed inconcepibile e l'autore di queste nefandezze dovrebbe spiegarci le motivazioni.

Rivoglio le vecchie abitudini!!!!

Riccardo Bonelli





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