Arezzo-Mantova: punti pesanti in palio

Il posticipo di lunedì sera al Città di Arezzo vedrà la formazione di Mister Capuano affrontare il Mantova del croato Juric.

La squadra virgiliana si presenta al cospetto dell'Arezzo con due punti di vantaggio, anche se gli amaranto hanno una partita in meno (la sfida di Lumezzane rinviata per neve).

Sarà l'ennesimo scontro diretto per evitare la zona play out, una di quelle partite in cui i punti in palio valgono doppio e che potrebbero portare l'Arezzo, in caso di vittoria, ad un passo dal centrare l'obiettivo.

Ma non sarà un incontro facile, il Mantova, dopo un avvio di campionato da incubo, ha piano piano fatto sì che i valori che compongono la rosa virgiliana venissero a galla ed il trend degli ultimi mesi parla di una squadra in netta crescita e i risultati ne sono testimoni.

Servirà un Arezzo concentrato, servirà l'esatta lettura della gara da parte di Mister Capuano, servirà, soprattutto, un pubblico numeroso al Città di Arezzo ed una Curva Minghelli in grande spolvero per spingere gli amaranto verso un traguardo importantissimo, perchè poter raggiungere la salvezza prima possibile consentirebbe alla società di programmare il futuro con largo anticipo, con tutti i vantaggi che ne conseguono.

CREDIAMOCI, ANCHE ATTRAVERSO LA PRESENZA ALLO STADIO!!

Il mercato di gennaio ha portato volti nuovi in casa amaranto, la rosa risulta rinforzata, considerata la bilancia tecnica arrivi-partenze; magari sarà necessario integrarla pescando, oramai a mercato chiuso, tra la lista degli svincolati dove, alcuni nomi che circolano sono di giocatori ancora in grado di fare la differenza, specie in Lega Pro, a patto che il fatto di essere svincolati e senza squadra faccia scendere le loro pretese economiche.... fatto importante da mettere sul piatto di una eventuale trattativa.

Come quella del ghanese Ahmed Apimah Barusso, che si sta allenando con l'Arezzo; reduce da un gravissimo infortunio,  se avesse recuperato la piena efficienza fisica sarebbe un acquisto di grande spessore, perchè Barusso era un giocatore di grande forza fisica e dotato di un tiro potentissimo, qualità che lo avevano portato in serie A.

Parliamo della nostra avversaria attraverso alcuni cenni storici.

Mantova, roccaforte naturale della pianura padana, si estende su una penisola fra i laghi Superiore, di Mezzo ed Inferiore, formati dal fiume Mincio, affluente del Po. La città, che secondo la leggenda fu fondata dalla profetessa Manto, ha in realtà origini etrusche l’antica “Mantua” situata all’estremità nord-est dell’attuale centro abitato.

La storia del calcio a Mantova nasce all’inizio del XX secolo per merito di due pionieri: Ardiccio Modena e Guglielmo Reggiani. Il primo, di ritorno da Liverpool dove aveva vissuto per qualche tempo, contagia l’amico: assieme comprano un pallone e fondano, nel lontano 1906, il Mantua Football Club.

 I colori sociali biancorossi vennero “imposti” dalla OZO, azienda petrolifera propietaria della squadra negli anni sessanta; i colori tradizionali erano in realtà bianco e azzurro ed è per questo motivo che l’azzurro compare nella maglia attuale della società virgiliana.

Il Mantova conosce la Serie A nella stagione 1960-61, quando solo il Venezia arriva davanti ai biancorossi; In quattro anni il Mantova è passa dalla quarta serie all’Olimpo del calcio.

La società,  provvede all’ingaggio degli stranieri. Dal Santos arriva Angelo Benedicto Sormani, vice di Pelé; dalla Svizzera Tony Allemann.

Il debutto è a Torino contro la Juventus. Finisce 1-1, con reti di John Charles per la Juve e di Alleman per i virgiliani. Alla conclusione del campionato il Mantova chiude al 9º posto con 32 punti, migliore risultato della sua storia. L’anno dopo la squadra riesce a salvarsi grazie ai goal del tedesco Karl Heinz Schnellinger e alle parate del giovane Dino Zoff.

Arriviamo al 1966-67. Giovedì 1º giugno 1967 all’ultima giornata al Martelli scende l’Inter, una settimana dopo la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni a Lisbona ed esce sconfitta anche dal Mantova perdendo lo scudetto. Ci sono 25 mila spettatori, record assoluto di presenze, i quali assistono alla famosa papera di Giuliano Sarti che, in avvio di ripresa, si lascia scappare un facile tiro di Beniamino Di Giacomo. Lo scudetto va alla Juventus e i biancorossi finiscono a centro classifica.

 La favola del Mantova si chiude nel giugno del 1973. Per 32 anni non vedrà più la serie B.

Il 1982-83 è l’anno della prima C2 della loro storia e del primo fallimento e, dopo una serie altalenante di campionati  tra terza e quarta serie, ecco anche l’illecito amministrativo e la retrocessione a tavolino a metà degli anni novanta: era stato infatti scoperto che le pratiche per le iscrizioni al campionato 1993/1994 erano gravate da irregolarità inizialmente passate inosservate. Senza più una dirigenza, la squadra subisce l’esclusione anche dalla quarta serie, finendo nelle categorie dilettantistiche.

 Storia di oggi, il Mantova, guidato dal croato  Ivan Juric si presenta al Città di Arezzo con 32 punti, due punti più degli amaranto (ma l'Arezzo ha una partita in meno) frutto di nove vittorie, sei pareggi e nove sconfitte; la squadra virgiliana, nelle 12 trasferte ha conseguito due vittorie, cinque pareggi ed altrettante sconfitte.

Nell'ultima giornata di campionato i biancorossi hanno conquistato tre punti importantissimi, imponendosi al Martelli per 2-0 nello scontro diretto con il Renate grazie ai gol di Trainotti e Gyasi.

La squadra viene schierata da Juric con il modulo 3-4-3 e si presenterà al cospetto dell'Arezzo di Mister Ezio Capuano alla ricerca di una vittoria per continuare la rincorsa salvezza che solo qualche mese fa appariva quasi una chimera, considerando anche che il punto di penalizzazione fino ad ora applicato alla formazione brianzola, potrebbe non essere il solo.
Nelle ultime due stagioni alla Cremonese non aveva brillato, al punto che qualcuno in città aveva persino storto il naso di fronte al suo ritorno in biancorosso. Ma, appena rimesso piede a Mantova, Gaetano Caridi è tornato il Don Tano dei tempi belli: dribbling ubriacanti, giocate di categoria superiore e gol. Addirittura 3 in appena 5 gare e tutti di testa: robe da bomber di razza.

Riccardo Bonelli





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